GANGSTARR - HARD TO EARN (Chrysalis, 1994)

martedì 5 maggio 2009

Dopo l'epocale svarione che mi ha visto recensire Daily Operation al posto di Hard To Earn, eccomi che cerco di rispettare la volontà popolare presentando il disco forse più ignorato della carriera dei Gangstarr dopo No More Mr. Nice Guy (che secondo me soffre anche di una delle copertine più imbarazzanti che la storia del rap ricordi): Hard To Earn. Un disco che nel tempo ho imparato ad amare alla follia ma che inizialmente mi aveva lasciato un po' sbigottito in quanto il mio orecchio non era ancora abituato a certe ruvidità, e del resto l'indiscutibile orecchiabilità del singolone Mass Appeal mi aveva tratto in inganno. Ma, come si suol dire, questa è storia.
Devo infatti dire che Hard To Earn è invecchiato molto bene, quasi quanto me, e, per quanto condivida l'opinione generale che sia uno dei dischi del duo meno "coerenti" dal punto di vista musicale e più "liberi" nell'approccio concettuale da parte di Guru, non riesco francamente a vederlo come un'opera minore. Perchè sono d'accordo che ci siano pezzi relativamente poco riusciti come Brainstorm o Planet (che poi se ne potrebbe anche parlare), ma bisogna dire che Hard To Earn contiene delle chicche della madonna in una quantità forse superiore a qualsiasi altra loro uscita. Detta in maniera più chiara, la qualità media è altalenante ma proporzionalmente ci sono più singole tracce d'impatto che in nei loro altri lavori. Chiaro?
E allora tanto per cominciare c'è Alongwaytogo: a parte il ritornello scratchato che è da urlo, c'è pure Snow Creatures di Quincy Jones che viaggia su batterie tagliate su misura per un Guru sempre ad ottimi livelli. Una traccia asoolutamente fantastica il cui unico difetto è di precedere la storica Code Of The Streets, uno dei classici del duo ed un classico tout court, in cui un bel loop di archi fa da taccuino in cui "the Voice" annota le regole della cosiddetta stritlaif in un modo davvero personale e che non pecca di esagerazione: "And fuck turnin' my back to the street scene/ it gives me energy, so I keed fiends comin'". Ed altrettanto focalizzata è Tonz 'O' Gunz, dove un beat non particolarmente ispirato viene resuscitato da un Guru sul piede di guerra nei confronti di tutti coloro che usano le armi da fuoco con troppa disinvoltura; spesso sottovalutata da parte degli estimatori del cosiddetto "conscious rap", questa è uno dei migliori manifesti contro la libera circolazione e la relativa diffusione delle armi in America ed in tal senso la reputo una delle cose concettualmente più significative mai prodotte dai Gangstarr.
Mi interrompo per segnalare una cosa: l'abbondanza di featuring da parte di membri della Gangstarr Foundation: Jeru, i Group Home, Big Shug... ci sono tutti. E, sorprendentemente, queste partecipazioni funzionano anche quando gli MC non sono il top. Non parlo ovviamente di Speak Ya Clout (cioè il sequel di I'm da Man, strutturata allo stesso modo e coinvolgente gli stessi personaggi) ma di F.A.L.A. e Words From The Nutcracker; nella prima possiamo ammirare lo stile di un Big Shug per l'epoca non obsoleto e nemmeno tanto malvagio che, pur non facendo faville, bene accompagna Guru al microfono in uno dei pezzi essenzialmente più ghettusi dell'intera opera. Nella seconda, invece, allo scarsissimo pugile-rapper viene fatto dono di un beat straordinario composto da scale di pianoforte, loop di tromba e sample vocali inseriti come si faceva all'epoca che da solo fa svettare la traccia e addirittura comporta un certo dispiacere nel momento in cui essa, dopo un misero minuto e mezzo termina: visto l'ospite, questo significa che il beat è davvero bello.
Tornando però a bomba al resto dell'album, in scaletta abbiamo Mass Appeal (con uso eccellente del campione Horizon Drive e messaggio anticommercializzazione assolutamente condivisibile), la fantastica Suckas Need Bodyguards (in cui Guru si dimostra inusualmente eccitato e Premier mostra i primi segni della sua successiva melodicizzazione ed uso di archi) e la curiosa Now You're Mine, che a fronte di una rappata impeccabile pare avere qualche anno in più delle altre canzoni. Ma il fatto che appaia di primo acchito una ghost track di Daily Operation non è affatto un insulto, come del resto potrebbe dimostrare DWYCK: quest'ultima, realmente del '92, contiene alcune delle batterie più pesanti dell'epoca ma anche -purtroppo- una strofa iniziale di Greg Nice che mi ha sempre fatto letteralmente schifo e che me lo ha fatto odiare a morte in tutte le sue successive apparizioni (è un incapace, punto, sa solo fare il toaster e forse manco quello). Malgrado ciò resta il fatto che è innegabilmente un pezzo da 90, ancor'oggi capace di far venir giù sia un club che un centro sociale proprio grazie alla sua assenza di fronzoli.
Quanto al resto ci sono un paio di canzoni relativamente insulse (Mostly The Voice, Comin' For Datazz) ed altre due che per un verso o per l'altro non convincono: Brainstorm perchè molto semplicemente Guru non sa stare a tempo (!) e Planet perchè ha un beat francamente non convincente, sia per quel che riguarda la programmazione delle batterie sia per ciò che concerne il campione secondo me non troppo ispirato; ed è un peccato perchè il testo -uno storytelling ambientato guardacaso a Brooklyn- è in sè e per sè indubbiamente valido.
Traendo dunque le conclusioni da questa disamina non posso purtroppo dire di avere di fronte un disco perfetto, dove cioè nessuna traccia presenta dei difetti oggettivi. Ma, contrariamente a quanto fatto finora, gli do lo stesso un ricco quattro e mezzo perchè è vero che a fronte di qualche scivolone ci sono almeno sette pezzi del calibro di una You Know My Steez o giù di lì e le restanti, una volta scremate dagli episodi meno riusciti, si pongono su un livello decisamente elevato. Ed allora ecco che la regola di cui sopra non può più reggere, dato che grazie questi pregi il tasso di godibilità di Hard To Earn raggiunge de facto quello di un album impeccabile, ed è ciò l'unica cosa che conta. Del resto, se vi fossero stati solo pezzi perfetti avremmo di fronte un altro classico, o sbaglio?



VIDEO: CODE OF THE STREETS

4 commenti:

MAK ha detto...

Prima di tutto complimenti per questa recensione e per quella precedente, non è facile (anche se può sembrarlo) recensire dischi come questi.
Io stesso, se mi chiedessero qual'è il mio album preferito dei Gang Starr risponderei sempre in modo diverso. Daily Operation, Hard To Earn e Moment Of Truth sono 3 disconi di spessore molto simile che apprezzo più o meno in egual modo, a seconda dell'umore.
Quoto su Greg Nice, anche per me è francamente insopportabile, come del resto chiunque urli sopra un boom bap con quella voce... Non so se ha fatto più danni lui in giro o Evil Dee su Soundbombing...
Words From The Nutcracker è il preludio al Premier che preferisco, quello di Livin' Proof e dintorni. Peccato che, come hai giustamente sottolineato, Melachi The Nutcracker è uno scarsone di prima categoria.

Anonymous ha detto...

5 a daily operation e 4.5 a hard to earn...pienamente d'accordo...non dire poi che te la meno!!me li son risentiti ieri e i due beat dove rappa jeru sono veramente incredibili
djmp45

Anonymous ha detto...

FCK SQUAD ''bring it back!'' concordo troppo sul fatto che daily operation è più stabile come liwello,ma che hard to earn pur awendo un liwello meno stabile presenta dei pezzi di grandissimo impatto.(bèh quando si parla di ''sensazioni del primo ascolto'')...cmq minchia wero quanto dici sulla copertinma di no more mr nice guy.ma per gli anni che furono direi poco mal classico...oggi giorno invece escono delle copertine dawwero scandalose a wolte tipo: chi awewa fatto 2 dischi nei quali la copertina era pressocchè uguale? tipo con lui tutto muscoloso e pompato? bòH!?!?!?!..

Anonymous ha detto...

no dai a me piace l'entrata di greg nice era divertente...is greg n i c e...

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